THE  DEBUT SINGLE

THE DEBUT EP

SINGLE

 

  TO BE CONTINUED...

SINGLE

Unauthorized copying, reproduction, hiring and lending are prohibited.
Public performance and broadcasting of the work are prohibited.


CC BY-NC-ND 4.0

04.13.2018

07.20.2018

09.21.2018

02.01.2019

SINGLE

[+ Extended Version +]

04.19.2019

This is a sad story + No light in the dark

 

 

“KILLER” arriva come l’amico invitato alla festa che, invece di portare 2 lattine di Bavaria 

come tutti gli altri, porta una cassa di Ribolla Gialla. 

Non avevo grandissime aspettative da questo album.

da quello che ne so AVG ha sempre lavorato con pennelli e fotografie,

piuttosto che con frequencer e synthesizer.

“KILLER” e'il primo mini album che ho preso, anche se ho gia' ascoltato altro di AVG, tipo “Rabbit”. 

Non so che infanza abbia avuto l’autore, ma sicuramente i videogiochi sono stati parte della sua formazione: impossibile non trovare citazioni in “Killer”.

i suoni si arrampicano e si fondono con ossessiva ricerca di un punto di osservazione privilegiato sulla folla. “Killer” inizia in modo abbastanza classico, ti porta subito in una festa e poi ti accompagna fino a farti perdere tra le persone. La seconda parte del brano scende di tono, quasi come se ci fosse paura di sfondare nella musica da Rave con sequenze articolate e infinite

(e' dopotutto un altro tipo di album, questo) e si chiude in modo elegante e preciso, come quando esci dalla discoteca, e giacca legata in vita, si tenta di riprendere dignita'.

Unica pecca: finisce in dissolvenza.

“Venus”, subito dopo, parte con un giro da spavento, bellissimo e, anche qui, sentiamo le campionatuire 8bit, miscelate pero' con tanta Dance House 2000, come se Dimitri from Paris e Robert Miles avessero fatto un figlio (ehm...ok).

The Rabbit ci segue per tutto il tempo, continua a ridere e ci ricorda che questo e' quasi un concept album, con un fil rouge che ci lega, piu' che guidarci.

“Insight” parte con un carillon che Ennio Morricone avrebbe potuto usare in Once upon a time in America e, inizialmente, l’ho trovato quasi stucchevole, ma AVG mi ha poi spiegato con la musica cosa voleva fare: la ricerca ossessiva del suono ripetitivo e mesmerizzante non puo' non passare da una litania, che viene ripresa con l’elettronica in modo magistrale. Anche qui l’unica nota negativa e' che il brano finisce. AVG!

Spero faccia una Extended Version.

Il suono che crea e' talmente ipnotizzante che, quando finisce il pezzo, ci si sente come svegliati d’improvviso da un sogno piacevole.

E’ questo il mio pezzo preferito? Credo di si, anche se devo ascoltare ancora “Supernova”.

 

Il mood del disco, per tutta la sua durata, e' quello di essere elegante e misurato, con rare cadute nella EDM più facile. Il suono e' accessibile ma non banale e si presta ad una festa come ad una sfilata. La maturita' del suono e' ancora da raggiungere pienamente (anche se “Insight” e “Venus” sono ottimi trampolini), ma la freschezza del suono fa perdonare tutto.

 

“KILLER” di AVG, come un Beaujolais ad Ottobre.

 

REVIEW BY Antonio Schirone

 

 

"Interstellar" non poteva proprio chiamarsi in altro modo. 

Già percHE' AVG, fotografo, pittore, creativo, designer, produttore e compositore musicale, mette sul piatto una sorta di potente cavalcata techno-dance che, in queste afose giornate di inizio estate, letteralmente fa saltare sulla sedia. 

Ed in effetti E' un pezzo che, tranquillamente, potrebbe stare nel bel mezzo del Kappa FuturFestival per la sua carica di bit elettronici sufficientemente visionaria per farci pensare ciò. 

La traccia, abbastanza lunga per rendere possente il lavoro di AVG, ma non così tanto per stuccare alla lunga, è un buon compromesso tra voglia di dimenarsi nonostante i quaranta gradi all'ombra e l'idea di sperimentare e, in un certo qual modo, anche di giocare con la musica. 

Ecco perchE' "Interstellar" abbiamo detto che non si poteva chiamare in un altro modo, perchE' di "viaggione interstellare" giustappunto si tratta, con i suoi continui strappi di ritmo, momenti di vuoto cosmico e poi accelerazioni alla velocità della luce. 

Se avete bisogno di un po' di calma, di un luogo ameno dove riposare le stanche membra e farvi un gran respiro in mezzo, per dirla come il Petrarca, alla "fresca verzura", "Interstellar" non fa per voi. 

Se invece non vedevate l'ora che arrivasse l'estate, l'estate "cattiva" con il sole "che vi morde sul collo" per imbarcarvi in un viaggio oltre la nostra galassia, questo è il pezzo che fa per voi. 

E lo potete ascoltare anche senza protezione solare, tranquilli.

 

Review by MATTIA NESTO

AUGUST 2, 2019

SINGLE